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I numeri dei sequestri penali del 2015-2016, attraverso i provider, per violazione del diritto d’autore. Più di 200 siti inibiti.

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L’ultimo ordine di inibizione all’accesso per violazione del diritto d’autore è di oggi.

La procura della Repubblica di Genova ha disposto il 3 marzo scorso  l’ordine di inibizione all’accesso per violazione delle norme a tutela della proprietà intellettuale per i portali popcorn-time-free-com e popcorn-time.to

La Guardia di finanza del capoluogo Ligure ha eseguito oggi la misura.

In totale sono più di 200 i siti internet sottoposti alla misura del sequestro preventivo in sede penale per violazione del diritto d’autore negli anni 2015-2016, dalle Procure sparse nel territorio della Penisola.

La Procura più attiva sembra essere quella capitolina, a cui fanno capo circa la metà degli ordini di sequestro disposti nel 2015-2016.

A seguire le Procure di Milano, Lecco, Tempio Pausania, Venezia e,  appunto Genova.

Ad essere sottoposte a sequestro sono in larga parte portali di streaming cinematografico, seguiti dai portali di calcio on line, dai prodotti editoriali e dalla musica on line.

Nel corso del biennio 2015- 2016 sono stati individuati dalla Guardia di Finanza attraverso la tecnica del follow the money, ovvero la possibilità di risalire ai reali percettori delle risorse economiche associate ai siti web,  decine di titolari di siti web, rendendo efficaci le misure di inibizione all’accesso dell’Autorità Giudiziaria.

Una caratteristica che sta determinando  invece il totale fallimento della procedura Amministrativa di tutela del diritto d’autore adottata dall’AGCOM ( Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni).

Attività  quest’ultima  ritenuta peraltro sfornita di norme attributive del potere ( a differenza dei poteri dell’Autorità giudiziaria) dalla Corte Costituzionale con la sentenza di inammissibilità 247 del 2015.

I motivi del fallimento dell’antipirateria dell’Agcom, che sta costando alle casse dell’Autorità ed ai provider che devono sostenere i costi delle inibizioni,  risiedono essenzialmente nel fatto che l’enforcement amministrativo  non consente l’individuazione degli autori materiali dell’illecito, permettendo ai “pirati” o agli imitatori di Brand oramai consolidati di prosperare ed aumentare la propria visibilità sui motori di ricerca, secondo le ricerche compiute di recente da un cattedratico Italiano, il Prof Giorgio Clemente.

In pratica l’attività dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni diventa un volano pubblicitario per i siti sottoposti all’enforcement amministrativo, al contrario delle iniziative degli Organi investigativi penali, che raggiungono, quando attivati, l’obiettivo di eliminare l’autore dell’illecito.

@fulviosarzana