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Google Earth e reati edilizi ed ambientali: la Cassazione cambia orientamento

Google-Earth

Google Earth e reati edilizi: contrordine.

Secondo la Cassazione le prove tratte dal servizio satellitare del gigante Statunitense non sono in grado di fornire una datazione certa e non possono dunque

essere invocate per stabilire con certezza la prova dell’abuso ( ma in riferimento alla prescrizione).

E’ quanto stabilito dalla terza sezione penale della Corte di Cassazione, in una sentenza di fine dicembre 2017.

La Corte, che in precedenza aveva invece ritenute valide le prove fotografiche tratte da Google Earth per stabilire la penale responsabilità di chi compie abusi edilizi ed ambientali,

decide invece di negare validità a tali prove se l’autore del reato le invoca per datare il fatto, ai fini del maturare della prescrizione, a proprio beneficio.

In ciò facendo prevalere a fini temporali l’accertamento compiuto dagli organi di polizia giudiziaria rispetto a quanto emergerebbe dalla documentazione fotografica tratta dal servizio satellitare.

Il ricorrente in Cassazione aveva infatti sostenuto nei gradi di merito che le fotografie tratte da Google earth fossero datate 2010, rispetto al momento del sequestro dei manufatti abusivi, che era avvenuto il 24 febbraio del 2012.

L’Avvocato nel ricorso in Cassazione aveva dunque invocato la natura istantanea del reato edilizio ed ambientale, sollecitando la dichiarazione di intervenuta prescrizione del reato ambientale, tanto più che la stessa prova era stata allegata dagli stessi organi di polizia giudiziaria che avevano provveduto ad effettuare le indagini.

Il ricorrente dunque deduceva vizio di motivazione per non aver tenuto conto la Corte d’appello di tali prove e per aver pretermesso una decisione sul punto.

La Cassazione però, nel convenire  sulla natura di reato istantaneo ad effetti permanenti dell’abuso edilizio,  ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che “va ribadito il principio secondo cui anche in materia edilizia, in base al principio generale per cui ciascuno deve dare dimostrazione di quanto afferma, grava sull’imputato che voglia giovarsi della causa estintiva della prescrizione, in contrasto o in aggiunta a quanto già risulta in proposito dagli atti di causa, l’onere di allegare gli elementi in suo possesso, dei quali è il solo a potere concretamente disporre, per determinare la data di inizio del decorso del termine di prescrizione ed in particolare, trattandosi di reato edilizio, la data di esecuzione dell’opera incriminata “.

La decisione del Supremo Collegio dunque sembra privare di validità la datazione stabilita dal servizio satellitare contraddicendo apparentemente però quanto affermato nelle sentenze precedenti del 2017, nelle quali si era posta, a presidio della penale responsabilità, proprio il tempus commissi delicti risultante dalle immagini satellitari dell’abuso.

@fulviosarzana